Allarme antifurto casa: guida alla scelta

Sempre più richiesto in tutta Italia, l’allarme antifurto permette di contenere il rischio di intrusioni indesiderate all’interno del proprio appartamento o della propria casa singola.
Ma cosa deve avere un impianto antifurto per proteggere bene i locali? Quali sono i suoi elementi principali?

Vediamo, punto per punto, quali sono i principali componenti dell’antifurto domestico (sia wireless che filare), e quali sono i principali pro e contro di ciascuna tipologia.

1. La protezione perimetrale

Il perimetro della casa riguarda tutta la linea immaginaria che bisogna rendere continua ai fine della impossibilità di oltrepassarla. I muri sono una barriera che normalmente un ladro non può abbattere. Poi ci sono le varie aperture (porte, finestre, …), che ci permettono di entrare in casa e quelle che permettono di godere dell’areazione e della luce esterna. Un giardino o spazio ad uso esclusivo dell’abitazione ha anch’esso un perimetro e rappresenta un ulteriore punto da proteggere. Ovviamente il tipo di sensori saranno di diverso tipo in funzione di ciò che si vuol proteggere.

1.1 Barriere per la protezione di aree esterne

barriere allarme esterne
Nel caso in cui ci siano spazi esterni alla casa non comuni con altri proprietari, ci si può proteggere dall’intrusione con delle barriere ad infrarossi (PIR) o a microonde. Al di la della tecnologia adottata, le barriere lavorano in coppia (solitamente una barriera trasmittente ed una ricevente) che formano una sorta di muro virtuale. Se ad impianto attivato, questo muro viene oltrepassato il sistema va in allarme.

Questi sistemi vengono utilizzati dove ci sono grandi aree esterne e lunghe distanze, per piccoli giardinetti può non volerne la pena in quanto i costi potrebbero pesare molto sul preventivo di spesa per la realizzazione dell’impianto antifurto.

1.2 Barriere per la protezione di porte e finestre

barriere allarme per porte
Il principio di funzionamento e la logica di installazione è identica a quella per le barriere esterne, cambia il design e la portata. Questi prodotti hanno un design che si integra con l’architettura della casa e una portata che spesso non supera i 20-30 m. Questi prodotti possono essere utilizzati su porte finestre di grandi dimensi

1.3 contatti per tapparelle

contatto antifurto tapparella
Per quanto concerne i sensori per le tapparelle, il loro obiettivo è ovviamente quello di rilevare movimenti verso l’alto o verso il basso delle stesse, e percepire eventuali tagli o strappi che dovessero essere prodotti per favorire l’intrusione: in commercio trovate sensori a cordino, a scorrimento e ad asta, che generalmente si agganciano all’interno del cassonetto.

Il sensore con cordino o roller switch è quello più diffuso, è composto da uno scatolotto (vedi figura) che contiene un roller switch (cioè un interruttore che si azione grazie alla rotazione) che avvolge il filo. Al momento dell’inserimento dell’antifurto il filo del sensore è in tensione, se per esempio si cerca di sollevare la tapparella si genererà una rotazione del roller switch, che genererà a sua un segnale di allarme. Utilizzando questo tipo di sensore non si è obbligati a chiudere totalmente la tapparella, però è meglio farlo per evitare falsi allarmi (ad esempio cedimento di qualche centimetro rispetto la posizione in cui viene lasciata, con conseguente allarme).

1.4 contatti per porte e finestre

contatto magnetico antifurto porta o finestra
Simile è l’obiettivo dei sensori per le porte e per le finestre: in questo caso si punta a intercettare il movimento dell’infisso, in maniera tale che un’apertura possa essere prontamente rilevata e segnalata alla centralina d’allarme.

Il contatto ha forma e dimensioni in funzione del tipo di installazione e materiale del serramento da proteggere, infatti un contatto per un infisso in alluminio sarà diverso per un contatto per porta in ferro.

Il contatto, come detto all’inizio, ci segnala l’apertura dell’infisso, quindi ad allarme inserito la porta o finestra deve restare chiusa. Se si ha la necessità di lasciare la porta aperta o semiaperta, si deve trovare una soluzione diversa per proteggere quel varco.

1.5 Sensore rottura vetro e sismici

sensore rottura vetri
Sono dei sensori che riescono a percepire delle vibrazioni anomale (ad esempio l’uso di utensili per aprire una breccia nel muro) oppure quelle derivanti dalla rottura di un vetro. Si installano come sicurezza addizionale ed in abbinamento ai sensori di protezione perimetrale visti fin ora.

2. La protezione interna o volumetrica

All’interno di un appartamento i sensori possono rilevare il movimento e la presenza in un determinato volume posto sotto controllo. Anche per questa ctegoria di sensori le scelte non mancno: troviamo quelli ad infrarossi, a microonde, quelli che si basano sulla doppia tecnologia e quelli che associano anche la telecamera.

2.1 Sensore volumetrico passivo a infrarossi (PIR)

I sensori volumetrici a microonde rilevano la presenza di intrusi nell’ambiente valutando variazioni repentine di temperatura nell’ambiente stesso. In poche parole quando attiviamo l’antifurto nella stanza X il sensore rileverà la temperatura nell’ambiente, se successivamente entra una persona la temperatura nell’ambiente subirà uno sbalzo repentino e manderà il sistema in allarme.

Il punto debole di questa tipologia di sensori sono le correnti d’aria che possono generarsi a seguito della presenza di impianti di riscaldamento/climatizzazione attivi durante il periodo di funzionamento (si pensi ad un impianto di riscaldamento attivato da un termostato). Correnti d’ria fredda o calda potrebbero portare ad un cambiamento repentino della stanza e provocare un falso allarme.

2.2 Sensore volumetrico a microonde

I sensori in questione emettono microonde all’interno dell’ambiente, creando un equilibrio all’interno dell’ambiente stesso. Il funzionamento scientifico non è semplice da spiegare, anche perchè i sensori non utilizzano tutti lo stesso metodo di rilevazione. C’è sfrutta un concetto di equilibrio energetico e chi l’effetto doppler.

I sensori che sfruttano il principio dell’equilibrio energetico, irradieranno con potenza tale da riempire le zone vuote del loro campo d’azione. Appena si verificherà l’intrusione nel ragio d’azione del sensore l’energia cambierà e lo sbilanciamento di energia emessa verrà interpretata come un segnale d’allarme.

I sensori che sfruttano l’effetto Doppler, usano il principio che asserisce che se una radiazione a microonda colpisce un oggetto fermo verrà riflessa verso il sensore stesso con la stessa frequenza di emissione, se l’oggetto invece è in movimento la frequenza dell’onda riflessa è diversa, questa differenza farà inviare un segnale d’allarme alla centralina.

Come nel caso precedente, occorre conoscere bene come installarli, in modo da non creare zone non coperte all’interno dell’ambiente.

2.3 Sensore volumetrico a doppia tecnologia

Un sensore a doppia tecnologia (DT) funziona con entarmbe le tecnologie viste prima: microonde e infrarossi, quindi si tratta di sensori evoluti capaci della doppia rilevazione. In poche prole se il sensore ad infrarossi rivela variazione di temperatura ed il microonde nessun movimento non succede nulla; se l’infrarosso non rivela variazione di temperatura ed il microonde rivela movimento non succede nulla; solo quando entrambi vanno in allarme il sistema va in allarme.

La loro diffusione sta registrando molto successo poichè difficilmente generano falsi allarmi.

2.4 Sensore volumetrico con telecamera

Questi sensori volumetrici, in buona sostanza sono gli stessi descritti sopra ma incorporano un dispositivo di scatto fotografico oppure di registrazione di mini video ad ogni evento che li fa azionare.

Bisogna non confonderli con la videosorveglianza poiché non hanno eguale portata. L’utilità deriva dal fatto che si può verificare se realmente l’allarme dipenda da una effrazione attraverso una videoverifica.

Rispetto alla fotografia, meglio optare per il minifilmato, inoltre occorre che funzionino anche di notte tramite luci ad infrarossi.

2.5 Sensore a tenda, PET immune, ecc

Esistono tutta una serie di sensori da usare per casi particolari, ad esempio come il sensore a tenda che genera una tenda invisibile sopra il varco da proteggere e va in allarme se qualcuno oltrepassa tale varco. I sensori PET Immune cercano di tener conto della presenza degli animali (scopri cosa fare in caso di presenza di animali domestici). Comunque per evitare di appesantire questa guida ci riserviamo d creare delle guide specifiche a parte.

2.6 Sensore con nebbiogeno

Si tratta di un’aggiunta opzionale all’antifurto, che si attiva come la sirena all’attivazione dell’allarme.

Invece di emettere segnali sonori, però, scalda rapidamente un liquido conservato al suo interno che, in pochissimi minuti (circa 2-3 minuti) si diffonde nella stanza. Il fumo è bianco, ed impedisce la visione ad un eventuale ladro.

Si tratta di un componente sicuro, non irritante né per le persone, né per gli animali, che una volta utilizzato deve essere ricaricato con gli appositi ricambi.

Può costituire un’aggiunta alla sirena per mettere ancora più in difficoltà il ladro e indurlo a lasciare l’edificio.

Per saperne di più sul funzionamento, i costi e la sicurezza di un nebbiogeno potete leggere l’articolo dedicato.

3. Le sirene interne ed esterne

sirena allarme da esterno
La sirena è un altro dei classici componenti del sistema d’antifurto casalingo, con una duplice funzione. Non solamente la sirena permetterà di emettere un segnale acustico in grado di richiamare l’attenzione e allontanare così il male intenzionato, quanto anche – se installato opportunamente all’esterno dell’abitazione – far intendere che nella casa è presente un sistema di antifurto valido e funzionante.

Le sirene installabili nel sistema di antifurto per la casa possono essere più di una, installate internamente o esternamente, e in grado di emettere non solamente segnali acustici, quanto anche visivi.

Le sirene esterne, solitamente sono dotate di batterie e sistemi antimanomissione (posso essere neutralizzate da schiuna ad esempio).

La sirena interna, come spiegato in quest’articolo, ha la funzione di disorientare e creare confusione nel ladro.

4. Inseritori a chiave e tastiere

Elemento importante dell’antifurto per la casa è quindi rappresentato dagli inseritori a chiave e tastiere: si tratta dei punti di “attivazione e di “disattivazione” dell’antifurto e, per tale motivazione, sono fondamentali per poter garantire una reale efficacia del sistema.

In particolare, gli inseritori a tastiera sono piccoli pannelli che permettono l’inserimento o il disinserimento dell’antifurto digitando delle chiavi numeriche: gli stessi inseritori sono generalmente in grado di garantire una coerente personalizzazione del sistema d’antifurto, garantendo pertanto al proprietario di poter scegliere quali componenti attivare, quali escludere e eventualmente anche una tempistica predeterminata di attivazione / disattivazione.

Per quanto concerne invece le chiavi, si tratta di piccoli supporti manuali che possono essere in grado di dialogare con il sistema di antifurto domestico, permettendo anche in questo caso l’accensione o lo spegnimento dei sensori.

Oltre tastiere e chiavi troviamo i badge, che possono avere anche dimensioni come quelle di una moneta. I badge sono più trasportabili delle chiavi.

5. La centrale di allarme

centrale allarme wireless
Cuore e cervello dell’impianto di sicurezza è la centrale d’allarme, un dispositivo “base”, al quale si collegano tutti gli altri al fine di rendere pienamente funzionale l’antifurto. Controllabile anche mediante gli inseritori di cui sopra, la centralina serve dunque a “controllare” e gestire l’antifurto, in maniera integrata e sinergica con tutti i suoi componenti.

Ma quali caratteristiche bisogna guardare quando si valuta un preventivo?
Spesso ci si sofferma solo sulla marca, visto la miriade di caratteristiche e specifiche che caratterizza una centrale d’allarme. Ciò non basta poichè ogni marca che si rispetti ha a catalogo diverse serie di centrali con prezzi differenti, vediamo allora cos’è importante valutare.

5.1 Numero di zone e di apparecchiature collegabili

Il numero di zone della centrale di allarme influisce sul prezzo della stessa, avere una centrale a più zone è importante sia dal punto di vista della gestione d’impianto che dell’affidabilità dello stesso: facciamo un esempio.

Un immobile è protetto da 4 sensori doppia tecnologia, 4 contatti per tapparella, 1 contatto per porta blindata. Se ad ognuno di questi sensori assegnerò una zona, ogni qualvolta si verifica un evento o qualora ci fosse un’anomalia riuscirei a capire da dove proviene il problema. Per quest’impianto ci vorrebbe una centrale a 9 zone, che sicuramente non si troverà in commercio.

Si potrebbe scegliere una centralina a 6 o 8 zone (solitamente le zone in numero pari), in questo caso si collegheranno più sensori sulla stessa zona, perdendo così la possibilità di associare ad una zona un’ambiente o un sensore.

Se scegliamo una 12 zone resteranno libere 3 zone per espansioni future ed ogni zona potrà essere associata ad un sensore. Questa scelta magari farà lievitare di un centinaio di euro il preventivo.

Quindi in conclusione la scelta del numero di zone deve essere inquadrata nella tipologia di copertura che si sceglie di dare alla nostra casa e tenendo conto di ampliamenti futuri dell’impianto antifurto.

5.2 Antisabotaggio, antijamming e antiaccecamento

Tutte le centrali che si rispettano devono essere dotate di un sistema antisabotaggio in grado di mandare in allarme il sistema qualora si tenti di scollegare o manomettere la centrale.

Le centraline wireless di ultima generazione possono essere dotate del dispositivo antijamming e antiaccecamento, unitamente alla doppia frequenza offrono una protezione più accurata anche di fronte ad esperti scassinatori.

5.3 compatibilità con sensori estranei all’impianto di allarme

La centrale di allarme può essere collegata anche ad altri sistemi per la sicurezza domestica (per esempio un sensore fughe gas) o sistemi salvavita (utile se in casa ci sono anziani che vivono da soli).

6. Il combinatore telefonico

Il combinatore telefonico è un dispositivo installato direttamente all’interno della centralina, in grado di avvertire alcuni numeri pre-impostati (di norma, tra 3 e 5) dell’intrusione possibile, inviando un messaggio precedentemente registrato.

Si tratta pertanto del sistema di comunicazione principale tra la centralina d’allarme e il proprietario dell’appartamento o altri soggetti interessati, che riceveranno SMS o telefonate ai propri cellulari nel caso in cui la centralina d’allarme dovesse rilevare qualcosa di anomalo, come una possibile intrusione o, magari, una mancanza di alimentazione.

7. Antifurto filare e wireless: pro e contro

La scelta tra l’antifurto filare e l’antifurto wireless è una scelta condizionata da numerosi fattori: si pensi a quelli tipicamente ambientali, a quelli più pratici, o ancora a quelli economici. Ma è possibile individuare un sistema di antifurto che sia migliore degli altri?

7.1 Antifurto filare

Iniziamo con lo spendere qualche parola sui sistemi di antifurto filare che, sicuramente, sono la soluzione più gettonata nel caso in cui il proprietario di un’abitazione possa vantare la presenza di tubazioni disponibili, di vani di passaggio (si pensi a controsoffittature o pavimenti flottanti), e così via: in questi scenari, l’antifurto filare è certamente quello più economico e sicuro, considerato che non subisce o genera interferenze elettromagnetiche, a patto che la rete cablata sia realizzata a regola d’arte.

Con un antifurto filare si possono superare le problematiche dovute all’attenuazione delle reti wireless in ambienti molto estesi oppure dove le pareti fanno da schermo al segnale via etere. Dal punto di vista dell’espandibilità o della modifica della posizione è penalizzato rispetto un wireless, poichè ogni modifica comporta modifica alla rete di alimentazione (passare nuovi cavi, allungare cavi, fare nuove tracce o canaline), quindi in fase di installazione bisogna avere le idee ben chiare di cosa prevedere e dove installarlo.

In merito al costo in media se le vie di cavo sono buone, un impianto filare può costare anche un 20% in meno di uno wireless, se devono realizzarsi le tubazioni ex novo i costi vanno a pareggio.

7.3 Antifurto wireless

L’antifurto wireless è quello che sta riscuotendo il maggiore successo soprattutto nelle piccole abitazioni: negli ambienti sprovvisti di qualsiasi tipo di predisposizione sono certamente la scelta privilegiata.

Come detto nel punto precedente possono nascere criticità se magari la casa o l’edificio ha muratura schermante o è molto estesa. Queste criticità possono essere superate ttraverso un’accurata progettazione, che prevederà l’aggiunta di dispositivi aggiuntivi a sostegno della buona qualità della rete wireless.

Accanto al problema dell’attenuazione esiste il problema del sabotaggio della rete, cioè attraverso un’azione di disturbo il malintenzionato può impedire la comunicazione tra centrale e sensori. Oggi i produttori stanno investendo per aumentare la sicurezza dei propri prodotti immettendo sul mercato prodotti bidirezionali (il sensore comunica con la centrale, ma la centrale può comunicare con il sensore per capire se funziona), con reti che comunicano su più frequenze (se una frequenza è disturbata se ne usa un’altra) ed accorgimenti vari che tendono a limitare le manomissioni.

Un antifurto senza fili può infatti essere installato praticamente ovunque, quindi non ha i limiti del filare per quanto riguarda ampliamenti e modifiche di posizioni dei componenti.

Di contro, l’antifurto wireless è generalmente più costoso se si hanno già le tubazioni, e richiede una sostituzione delle batterie dei singoli sensori, quindi ha un costo di manutenzione maggiore.

8. Antifurto fai da te o professionista del settore?

Installatore impianto allarme antifurto
Al di là del tipo di antifurto che si installerà a protezione della propria casa o azienda, una scelta preliminare è certamente rappresentata dalla possibilità di poter contare su un antifurto fai da te, piuttosto che affidarsi ad un professionista del settore, abilitato all’installazione degli impianti secondo il DM 37/08, per ottenere un impianto sicuro e a regola d’arte dotato di dichiarazione di conformità.

Il nostro suggerimento non può che essere quello di far ricadere la vostra scelta sulla ditta o l’installatore qualificato: solo un installatore professionista potrà infatti garantirvi la migliore pianificazione di un antifurto su misura delle vostre esigenze, assicurandovi l’assistenza tecnica nei momenti di necessità.

9. Quanto costa un antifurto?

Purtroppo quando ci sono in gioco molti fattori non è corretto inserire un listino o dare un prezzo secco, potrei dirti che per un’abitazione di 100 mq possono volerci da 1000 a 2000€ e quindi una cifra che vuol dire tutto e nulla. Visto che un impianto di antifurto va costruito sulle vostre esigenze l’unico modo per poter avere il prezzo esatto è quello di chiedere uno o più preventivi di installtori qualificati (consigliamo di leggere l’articolo “Preventivo impianto antifurto: come scegliere il migliore?“)

2 Commenti

  1. Salve, vedo che in quest’articolo non si parla di sensori nebbiogeni, nonostante vedo un articolo in merito sul vostro sito: dimenticanza o non sono consigliati?

    • Si è vero questi sensori mancano nell’elenco (solitamente sono poco diffusi in ambito domestico). Ti ringraziamo per la segnalazione: a breve inseriremo la descrizione dei nebbiogeni.

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