L’impianto di messa a terra

impianto messa a terra

Una parte fondamentale di qualunque impianto elettrico a norma è la cosiddetta messa a terra, così chiamata perché assicura alle masse elettriche lo stesso potenziale della terra, in modo che le correnti si disperdano nel terreno senza colpire l’uomo. Fondamentalmente, si tratta di quella parte dell’impianto che garantisce che non posano accadere incidenti, poiché evita che le persone possano rimanere folgorate o prendano la scossa a seguito di un guasto.

In un impianto domestico in sinergia con l’impianto di messa a terra agiscono anche altri dispositivi, primo tra tutti l’interruttore differenziale o salvavita, che si trova all’interno del quadro elettrico. Qualora, ad esempio, dobbiate effettuare una manutenzione di quest’ultimo, sarà proprio la messa a terra a proteggervi durante i lavori da eventuali pericoli di scossa.

Com’è fatto un impianto di messa a terra

La Norma CEI 64-8 definisce l’impianto di terra come “l’insieme dei dispersori, dei conduttori di terra, dei collettori (o nodi) principali di terra e dei conduttori di protezione ed equipotenziali, destinato a realizzare la messa a terra di protezione e/o di funzionamento, che deve soddisfare esigenze sia di sicurezza sia funzionali”.

Ecco allora che un qualunque impianto di terra si compone di diverse parti, alcune esterne all’edificio ed altre invece interne. Vediamo di analizzarle sinteticamente una ad una.

Dispersori

Innanzitutto, troveremoi dispersori. Si tratta di corpi metallici (tipicamente dei picchetti) in diretto contatto con il terreno, che hanno lo scopo di disperdere le correnti di terra. I dispersori possono essere “intenzionali”, quando vengono appositamente installati per realizzare la messa a terra di un determinato impianto elettrico, oppure “di fatto” qualora si utilizzino allo scopo strutture esistenti o comunque aventi altri scopi primari (come i ferri d’armatura delle fondazioni).

Conduttore di terra

C’è poi il cosiddetto conduttore di terra, che è l’elemento deputato a collegare i dispersori al collettore di terra, oppure a connettere tra loro diversi elementi del dispersore. Il conduttore di terra non è in diretto contatto con il terreno e può trattarsi generalmente di un cavo isolato, di una corda metallica nuda, piuttosto che di una piattina metallica, di tubi metallici o altri elementi strutturali metallici inamovibili. L’importante è: che questo conduttore sia opportunamente dimensionato e che si abbia a che fare con elementi affidabili, caratterizzati da una continuità elettrica e da un’ottima resistenza alla corrosione; che non vi siano sollecitazioni meccaniche, che il percorso sia breve ed eventuali giunzioni siano realizzate con saldatura a forte o con appositi morsetti di adeguata robustezza, o ancora con manicotti protetti contro la corrosione.

Collettore principale di terra

Il collettore principale o nodo di terra altro non è che la morsettiera alla quale sono collegati i conduttori di terra, i conduttori di protezione e i conduttori equipotenziali principali. Può trattarsi di un morsetto multiplo o di una sbarra, l’importante è che sia meccanicamente robusto ed adatta ad assicurare la continuità elettrica nel tempo.

Conduttori di protezione

I conduttori di protezione, identificati con la sigla PE (Protective Earth) sono quegli elementi che servono a collegare le masse al collettore principale di terra. Si tratta di cavi unipolari isolati o anime di cavi multipolari isolate e contraddistinte dalla tipica guaina colore giallo-verde.

In poche parole,il neutro, ovvero il cavo giallo verde presente in ogni scatoletta del vostro impianto, è la ragione per cui se toccate gli elettrodomestici di casa o le varie apparecchiature funzionanti a energia elettrica, questi non vi trasmettono corrente.Tale cavo di messa a terra ha il compito precipuo di scaricare al suolo la corrente attraverso un adeguato dispersore, isolando le parti metalliche in maniera adeguata.

Conduttori equipotenziali

Infine, i conduttori equipotenziali servono a collegare le masse alle masse estranee e le masse estranee tra loro, in modo da assicurare equipotenzialità. Si distingue peraltro tra conduttori equipotenziali principali (EQP) e supplementari (EQS).

A cosa serve un impianto di messa a terra?

Perché è così importante avere un impianto di messa a terra, tanto che un impianto che ne sia privo non potrà mai essere considerato a norma?

La questione, di fondo, è semplice. In caso si verifichi un guasto la corrente fluisce naturalmente verso il terreno, utilizzando qualunque via a sua disposizione. L’impianto di messa a terra serve allora per creare alla corrente una via preferenziale e a bassa resistenza, in modo che questa eviti di passare attraverso il nostro corpo. Qualunque persona che entri in contatto con una massa metallica toccandola crea un collegamento tra questa ed il terreno. Se la massa è connessa ad un sistema disperdente (la messa a terra) la corrente avrà due vie in parallelo da poter percorrere per raggiungere la meta ed opterà per quellacon la minore resistenza. Il corpo umano ha una resistenza verso terra pari a circa 2000 ohm, per questa ragione la corrente tenderà a passare attraverso la messa a terra, che ha valori di pochi ohm.

Impianto messa a terra e normativa

La normativa vigente rende obbligatoria la messa a terra non solo di tutti gli impianti e le parti metalliche di un edificio, ma anche di strutture temporanee come ad esempio i ponteggi, ma anche gazebi o simili. In questi frangenti si ha a che fare, sostanzialmente, con un’armatura metallica che se non fosse messa a terra, qualora un fulmine la colpisse o venisse in contatto con macchinari elettrici, potrebbe essere causa di incidenti mortali.
Attenzione però: un impianto di messa a terra non può essere realizzato a caso, né tanto meno in modalità fai da te. Ci vuole un progetto realizzato ad hoc da un tecnico competente e vige l’obbligo della certificazione dell’impianto una volta eseguito.

L’importanza del controllo dell’efficienza dell’impianto di messa a terra

Ancora, però, tutto questo non basta per garantire che vi sia sempre una corretta dispersione! L’impianto di terra ed il suo pozzetto di dispersione, infatti, necessitano di un controllo periodico da parte di personale specializzato ed in grado di rilevare i valori di resistenza. Per questa ragione, il pozzetto in cui è annegato il picchetto dispersore deve necessariamente essere facilmente ispezionabile. In generale, le misure di controllo per verificare il mantenimento nel tempo delle caratteristiche dell’impianto vanno eseguite ogni 2-5 anni; in particolar modo sarebbe sempre auspicabile un controllo anche dopo la caduta di un fulmine per escludere che vi siano stati danni all’impianto.

La messa a terra, generalmente, è parte integrante dei lavori di realizzazione di un impianto, pertanto è difficile dire quanto possa costare. Anche per quanto riguarda la verifica periodica il prezzo dipende dalla potenza dell’impianto stesso, si può andare da un centinaio d’euro a salire.

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