Internet of Things (IoT): come cambierà l’impiantistica?

Internet of Things

Il mondo dei dispositivi connessi in rete (Internet of Things) ormai è una realtà anche nel nostro paese: ma come cambierà gli impianti di una casa o si un edificio in genere?

Ma cosa sono i dispositivi connessi (IOT)?
I dispositivi connessi in rete sono capaci di dare un valore aggiunto alla funzione del dispositivo stesso e nelle situazioni impiantistiche più complesse capace di dialogare con altri dispositivi IOT al fine di generare un azione automatica.

L’impiantistica gioca un ruolo in questo mercato, si pensi a tutti i sistemi per il risparmio energetico (dal termostato intelligente, alle valvole termostatiche, fino al comando di tende e tapparelle), la sicurezza (dai sistemi di videocontrollo, rilevazione fughe gas, antintrusione, ecc), comfort illuminotecnico fino ad arrivare a soluzioni per rendere più comoda la vita.

Oggi questi device incontrano l’interesse dei consumatori, ma anche di grandi gruppi che si occupano di impiantistica tradizionale: l’esempio della nuova linea Eliot di Bticino o della linea view di Vimar.

Ma l’interesse per il settore è anche forte per gli attori che non si occupano di produrre prodotti per l’impiantistica, e che sviluppano prodotti e sistemi che si integrano con l’impianto tradizionale o che sfruttano tecnologie wireless (si pensi ai prodotti come citofoni wireless, telecamere wifi, prese plug wifi, ecc).

Trai due gruppi arrivano i big del settore hi-tech come Amazon, Google e Apple proponendo delle soluzioni per la gestione della smart home basate sugli assistenti vocali: da qui nascono i dispositivi cmpatibili con Alexa (Amazon), Homekit (Apple) e Google Home. Da qui una nuova torre di babele poichè il dispositivo di un produttore potrebbe funzionare con un sistema e non con un altro.

L’uso di standard di comunicazione diversi quali limiti comporta?
Il protocollo è come un linguaggio, dispositivi con diversi protocolli non possono comunicare tra loro, cioè ad esempio un termostato Homekit non potrà comunicare con una serie di sensori di controllo carico che usano lo standard Zig Beee.

Tutto questo è un problema?
Dipende dalla quantità di dispositivi IOT, cioè fin quando ci sono poche applicazioni che non hanno necessità di interagire (ad esempio in una casa è stato installato un termostato intelligente ed un kit di controlli dei carichi elettrici) non si crea nessun problema, nel caso di impianto complesso dove ad esempio l’analisi dei dati di ogni singolo gruppo IOT potrebbe essere utile a capire e stabilire azioni volte a migliorare l’efficienza o l’interoperabilità tra i sistemi è necessaria si.

Come ovviare al problema?
La logica porterebbe a dire scelto il primo standard continua ad installare dispositivi con lo stesso standard. E se tutto cio non fosse possibile? Ad esempio se per una funzione non sono disponibili dispositivi o acquistato il tutto in epoche diverse? Esistono soluzioni di terze parti capaci di poter acquisire i dati provenienti dai diversi protocolli, analizzarli e gestirli secondo la strategia necessaria.

Cosa cambierà dal punto di vista installativo?
Dal punto di vista dell’installazione un dispositivo IOT segue le regole dei dispositivi tradizionali sia dal punto di vista di installazione, sia dal punto di vista normativo (sono sempre installazioni regolate dal DM 37/08). Ovviamente rispetto l’impianto tradizionale entrano in gioco dispositivi mobili e APP, ma lo sforzo aggiuntivo richiesto è quello di conoscere l’app del dispositivo che si sta installando.

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