Dichiarazione di rispondenza (DIRI) secondo il DM 37/08

La Dichiarazione di Rispondenza, in gergo tecnico denominata anche DIRI, è un documento sostitutivo di un certificato obbligatorio per gli impianti di qualsiasi edificio, ad uso immobiliare e non.

Sostituisce infatti la Dichiarazione di Conformità, o DICO, quando questo documento originale non è più reperibile: a differenza della Dichiarazione di Conformità, però, si può redigere solamente quando un impianto è già esistente, e non si può richiedere per un nuovo impianto.

In questo articolo vedremo le sue caratteristiche, le particolarità e le differenze con il “documento principale” che va a sostituire.

Dichiarazione di Rispondenza: quando è necessaria

Come abbiamo detto prima, la Dichiarazione di Rispondenza è un documento sostitutivo, quindi si fa con il preciso scopo di sostituire la Dichiarazione di Conformità, quando questa non è reperibile.

modello dichiarazione di rispondenz
La Dichiarazione di Rispondenza è stata introdotta solo recentemente nell’ordinamento italiano, con il D.M. 37/08, perché prima non era presente; era già presente, invece, la Dichiarazione di Conformità, che risale al 1990.

Poiché le Dichiarazioni di Conformità per i 18 anni che vanno dal 1990 al 2008, considerando i cambiamenti nell’archiviazione dei documenti, possono esser state smarrite e non essere più presenti né nel comune, né presso il proprietario dell’immobile, né presso l’installatore (che ha l’obbligo di conservarle, ma non così a lungo), per ottenere il certificato di abitabilità di un immobile, o per altre pratiche (vendita, affitto dell’immobile) potrebbe essere necessario certificare che uno degli impianti dell’edificio è legale, prima di poter procedere, pur senza effettuare alcun lavoro sull’edificio; in questo caso si redige la dichiarazione di rispondenza.

Se un impianto, invece, è stato fatto dopo il 2008, bisogna necessariamente reperire la Dichiarazione di Conformità originale, per cui non è possibile sostituirla con la Dichiarazione di Rispondenza. Nel caso in cui, invece, l’impianto si vada a modificare, chi lo fa dovrà necessariamente redigere una nuova Dichiarazione di Conformità, motivo per cui non sarà necessaria una DIRI (c’è una DICO più recente).

Naturalmente, questo dipende dalla situazione dell’immobile: per esempio, se devo certificare due impianti diversi, come luce e acqua installati nel 2000, ma devo fare dei lavori solo all’impianto elettrico, avrò una DICO nuova per l’impianto elettrico, una DIRI per quello dell’acqua che non è stato toccato.

Per quali impianti è necessaria la Dichiarazione di Rispondenza?

La Dichiarazione di Rispondenza, essendo una sostituzione della Dichiarazione di Conformità, è necessaria per tutti gli impianti per cui era necessaria la Dichiarazione di Conformità dal 1990 al 2008, installati in quegli anni. Gli impianti sono, come si legge nell’Art. 1 della legge 46/1990:

  • Impianti di produzione, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica in abitazioni e altri edifici non ad uso abitativo;
  • Impianti radiotelevisivi, antenne e impianti di protezione dalle scariche atmosferiche (parafulmini);
  • Impianti di riscaldamento e climatizzazione a fluido (condizionatori e climatizzatori, ovvero pompe di calore);
  • Gli impianti dell’acqua;
  • Gli impianti per il trasporto del gas allo stato liquido o areiforme;
  • Gli impianti di sollevamento di persone o cose tra cui ascensori, montacarichi e scale mobili;
  • Gli impianti di protezione antincendio.

Gli impianti sono sia quelli ad uso civile, sia (Art. 1, Co. 2) quelli adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri utilizzi.

Da notare che la Dichiarazione di Rispondenza non certifica la conformità alle normative attuali, ma quella alle normative dell’epoca, anche se adesso sono abrogate. Questo significa che, per un impianto del 1990, la Dichiarazione di Rispondenza evidenzierà la rispondenza dell’impianto alle normative del 1990. Non c’è infatti alcun obbligo che richiede l’aggiornamento dell’impianto alle normative attuali, sempre che l’impianto non venga modificato.

Chiaramente, se l’impianto viene modificato in qualunque parte, non essendo valida la Dichiarazione di Rispondenza ed essendo invece necessaria una nuova Dichiarazione di Conformità, quell’impianto dovrà essere conforme alle normative in vigore oggi, non a quelle in vigore quando è stato costruito.

Chi può redigere la Dichiarazione di Rispondenza?

Bisogna considerare che la differenza fondamentale tra la Conformità e la Rispondenza è che mentre la prima è un’operazione invasiva, in cui si modifica effettivamente l’impianto, per cui chi lo installa sa che materiali ha utilizzato e che leggi ha seguito, la Dichiarazione di Rispondenza non va a modificare nulla, ma è redatta in seguito ad un’ispezione visiva dell’impianto, valutando la conformità alle normative.

Per questo motivo, essendo necessaria una maggiore esperienza, le persone che possono redigere la DIRI sono meno rispetto a quelle che possono redigere la DICO. Questo significa che, per esempio, se un tecnico che installa il nuovo impianto dell’energia elettrica può rilasciare una DICO, potrebbe non poter rilasciare una DIRI per l’impianto del gas che non viene modificato.

I professionisti che possono rilasciare la Dichiarazione di Rispondenza, come ci spiega l’Art. 7, Co. 6, del DM 37/08, sono:

  • Se l’impianto non è soggetto ad un obbligo di progetto da parte di un professionista, la possono rilasciare sia un installatore abilitato che ricopre il ruolo di responsabile tecnico di un’impresa di installazioni e che operi da almeno 5 anni, sia un professionista iscritto all’ordine professionale (un ingegnere o un architetto) che ha esercitato da almeno 5 anni la professione nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.
  • Se l’impianto è soggetto ad obbligo di progetto, la dichiarazione di rispondenza può essere rilasciata solo dal professionista iscritto all’ordine professionale, sempre con esperienza di almeno 5 anni nel settore a cui l’impianto si riferisce.

Come è fatta la Dichiarazione di Rispondenza e quali sono i documenti necessari?

La Dichiarazione di Rispondenza, essendo basata su un’ispezione visiva e un controllo tecnico, è un po’ diversa rispetto alla Dichiarazione di Conformità, e anche i documenti richiesti sono diversi. Sono quindi necessari:

  • Gli schemi e le planimetrie degli impianti;
  • Una serie di esami a vista effettuati dal professionista, che redigerà una relazione specifica;
  • Una serie di prove e misurazioni, sempre effettuate dal professionista che saranno incluse nella relazione (le prove e le misurazioni cambiano da impianto a impianto, sarebbe difficile provare la messa a terra per un impianto del gas!);
  • Identificazione e abilitazione del professionista che redige la DIRI;
  • Riferimenti a dichiarazioni preesistenti (allegate), se disponibili, e normative prese come riferimento nella dichiarazione di rispondenza;
  • Validazione con timbro del professionista.

La Dichiarazione di Rispondenza deve essere redatta in più copie e consegnata al committente, trattenuta dal professionista e consegnata in comune, dove sostituirà di fatto la Dichiarazione di Conformità.

Per avere un’idea della struttura di una dichiarazione di rispondenza è possibile visionare questo documento fac-simile emesso da un comune in provincia di Oristano, in Sardegna.

Quando non è vlida la Dichiarazione di Rispondenza?

Se l’impianto è stato realizzato successivamente all’entrata in vigore del DM 37/08: in questo caso è sempre necessaria la Dichiarazione di Conformità.

2 Commenti

  1. Un caso nel 2018 un installatore realizza gli Impianti Idrici e Termici di un appartamenmto, decesso all’improvviso dell’installatore, successivamente un altro installatore può fare la Dichiarazione di Rispondenza dei suddetti Impiant, oppure dichiarando il falso dichiara di averli fatti lui e redigere la D.D.C.

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